Ci sono luoghi in cui il futuro prende forma lentamente, tra gesti quotidiani e domande condivise. All’Istituto Cossa di Pavia, indirizzo enogastronomico, uno di questi luoghi è la cucina. Ma non solo. Qui nasce un progetto che mette al centro i giovani e il loro rapporto con il cibo, trasformando l’educazione alimentare in un’esperienza di consapevolezza, relazione e responsabilità.
Alla ricerca di un gusto sostenibile
Il progetto è promosso dall’associazione Mèlia ETS, in collaborazione con Ersaf e Regione Lombardia, e si avvale di un kit didattico come strumento di lavoro e riflessione nelle scuole. Il percorso è sostenuto da una rete di produttori che hanno scelto di investire nella sostenibilità: Latteria di Chiuro, Molino Filippini, Franchetti Mele, Berneri e Miele Campo Giardino.
Realtà diverse, unite dalla volontà di accompagnare le nuove generazioni in una riflessione concreta su ciò che mangiamo e su come le nostre scelte incidano sull’ambiente e sulle comunità.
Il progetto, però, non si ferma alle mura del Cossa. L’esperienza si apre e si moltiplica, raggiungendo altre scuole superiori lombarde, con l’obiettivo di costruire una rete di scambi tra studenti, pratiche e sguardi diversi. Un dialogo tra giovani che imparano gli uni dagli altri, condividendo esperienze e domande su un’alimentazione più giusta e sostenibile.

Quando cucina e sala diventano linguaggi educativi
Nel quotidiano della scuola, cucina e sala si parlano continuamente. Da una parte, gli studenti di cucina lavorano sulle materie prime, sperimentano tecniche, riscoprono sapori essenziali e imparano a rispettare ciò che hanno tra le mani. Dall’altra, la sala diventa uno spazio di educazione alla cura: dell’accoglienza, del racconto del piatto, del tempo dedicato al pasto.
Perché mangiare non è solo nutrirsi. È un atto culturale, sociale, relazionale. Il modo in cui un piatto viene presentato, le parole che lo accompagnano, l’attenzione con cui viene consumato fanno parte della stessa esperienza. In questo dialogo continuo tra fare e raccontare, il cibo diventa uno strumento per crescere come professionisti, ma soprattutto come persone.
Il ruolo dei docenti è centrale nel tenere insieme i fili di questo percorso. In particolare, l’insegnamento delle scienze dell’alimentazione e dell’accoglienza accompagna i ragazzi nel collegare conoscenze teoriche e pratiche quotidiane, aiutandoli a vedere il cibo come un tema di cultura, cura e responsabilità condivisa.
Da questa esperienza nasce una domanda che va oltre la scuola e riguarda tutti noi: come possiamo portare la stessa consapevolezza nelle nostre case? Ascoltare i giovani, il loro modo di guardare al cibo e al futuro, può diventare un esercizio prezioso. Un passo alla volta, a partire da ciò che mettiamo nel piatto. Il progetto continuerà anche il prossimo anno, ampliando strumenti, riflessioni e pratiche per crescere insieme.
In cucina
“Qui impariamo a rispettare prima ancora che a cucinare”
Che cosa significa insegnare la sostenibilità in cucina?
«Partiamo sempre dalla materia prima», racconta lo chef Agostino D’Anna, docente della classe terza a indirizzo cucina. «Chiedo ai ragazzi di fermarsi un attimo prima di cucinare e di domandarsi da dove arriva ciò che hanno davanti.» Un gesto semplice, che cambia lo sguardo.
«La tecnica è fondamentale, ma non basta. Se non capisci il valore di un ingrediente, non lo rispetti». Durante le lezioni si parla di stagionalità, filiera corta, riduzione degli sprechi. «Quando scoprono che un sapore autentico non ha bisogno di essere mascherato, li vedi cambiare atteggiamento. Ed è lì che inizia la vera trasformazione».
Un approccio che suggerisce anche fuori da scuola un cambio di passo: fermarsi, osservare ciò che cuciniamo e riconoscerne l’origine può diventare un primo gesto quotidiano di sostenibilità.
In sala
“Servire è un atto di cura”
Che cosa si impara davvero in sala?
«Insegniamo ai ragazzi che servire non significa solo portare un piatto al tavolo», spiega Giovanna Di Rico, docente della classe terza a indirizzo sala. «Significa prendersi cura dell’esperienza di chi mangia». L’attenzione va al tono della voce, alle parole scelte, al modo di stare nello spazio.
«Raccontare un piatto vuol dire restituire valore al lavoro di chi lo ha prodotto e cucinato». E anche al tempo del pasto. «Mangiare in fretta fa perdere il senso di ciò che abbiamo davanti. Qui imparano che il rispetto passa anche dal rallentare».
Un insegnamento che possiamo portare con noi ogni giorno: dare tempo al pasto, ascoltare chi ci sta accanto, riconoscere il valore di ciò che arriva in tavola.
Fare rete
Un cantiere di responsabilità, un patto tra generazioni
Il progetto si fonda su una rete di partner produttori che condividono una visione comune. Tra questi, la Latteria di Chiuro, insieme a Molino Filippini, Franchetti Mele, Berneri e Miele Campo Giardino, rappresentano un esempio concreto di come la sostenibilità possa diventare pratica quotidiana.
«Il ruolo dei docenti è centrale», sottolinea Alessandra Taverna, referente salute della scuola. «Per questo la prima rete nasce proprio tra loro, favorendo l’interdisciplinarietà. È un indirizzo in cui la nostra scuola investe molto, grazie all’impegno di tutti, a partire dalla dirigente Cristina Comini, che ha sostenuto questo progetto fin dall’inizio».
«Fare rete significa costruire un cantiere di responsabilità che guarda al futuro vivendo pienamente il presente. Un patto tra generazioni, in cui chi produce, chi insegna e chi impara si riconosce parte dello stesso percorso», afferma Flora Liberti, docente di accoglienza e coordinatrice della scuola. «Per questo apriamo le porte a scambi e confronti che sono sempre attivi, dentro e fuori l’aula».
«Anche noi, che lavoriamo nella produzione sostenibile crediamo molto nei giovani», conclude Matilde Robustelli della Cuna, responsabile dei percorsi educativi e della comunicazione della Latteria di Chiuro. «Investire su di loro significa costruire un futuro fatto di scelte consapevoli, relazioni solide e rispetto per il territorio. Un futuro che non si aspetta, ma si costruisce insieme, ogni giorno.
Questo invito riguarda tutti: riconoscersi parte di una rete, anche nelle scelte quotidiane, significa condividere l’impegno verso il presente e il futuro».

Carla Barzanò
Carla Barzanò, dietista, giornalista, esperta di didattica dell’educazione alimentare, autrice di diversi libri dedicati ai bambini e alle famiglie, conduce dal 1989 laboratori di cucina e di assaggio per adulti e bambini. Ha progettato e coordinato numerosi progetti di educazione del gusto costantemente monitorati e rinnovati con la metodologia della ricerca-azione, con l’obiettivo di valorizzare gli aspetti quotidiani dell’alimentazione. In queste sedi ha incontrato un folto gruppo di interlocutori, di ogni fascia d’età. Si impegna a divulgare pratiche per una alimentazione sostenibile in sintonia con gli obiettivi dell’agenda Onu 2030.

